„Tre anni in carcere (da innocente): l’incredibile storia del papà accusato di abusi dai figli“

Un risarcimento da 400mila euro per 1068 giorni trascorsi ingiustamente in carcere. E’ quanto ha deciso la Corte di Appello di Perugia sul caso di Saverio De Sariol’uomo di origine sarda condannato in via definitiva a 11 anni di carcere per abusi sessuali sui figli e su una nipote, e poi clamorosamente assolto dopo la revisione del processo. Come riferisce BresciaToday, calcolatrice alla mano sono 374 euro per ogni giorno di libertà mancata.

De Sario in realtà aveva chiesto più del triplo: il suo legale aveva presentato richiesta di risarcimento per un milione e mezzo di euro. E invece è andata così: oltre 250mila euro per la privazione della libertà personale, un 40% di “extra” per le infamanti accuse subite.

“Mi aspettavo molto di più”, avrebbe detto De Sario, 50 anni di cui quasi tre passati ingiustamente in cella. Si perché lui quel reato infamante non l’aveva mai commesso, come ha stabilito nell’aprile del 2017 la Corte d’Appello di Perugia dopo che i figli hanno ritrattato la loro versione, spiegando di essere stati costretti dalla madre a mentire.

Le accuse dei figli e la lunga detenzione

A De Sario gli abusi sui figli erano stati contestati tra la Sardegna, sua terra d’origine, e Brescia, dove la famiglia ha vissuto per alcuni anni prima della separazione tra i coniugi. La prima condanna, diventata definitiva nel 2015, quando per De Sario si spalancarono le porte del carcere (prima a Sassari poi a Terni), avvenne nel Tribunale di Oristano.

La revisione del processo

A rendere possibile la revisione del processo, chiesta dal legale bresciano dell’uomo, Massimiliano Battagliola, è stata in primo luogo una lettera scritta da uno dei figli ad un educatore della comunità, una casa-famiglia bresciana, nella quale viveva, lettera nella quale spiegava chiaramente tutta la vicenda, comprese le pressioni della madre affinché accusasse il padre di abusi. I figli all’epoca avevano 9 e 12 anni.

Assolto dopo 17 anni

In tutto il 50enne ha passato dietro le sbarre più di mille giorni.  Non consecutivi: una prima “sessione” di custodia cautelare tra il novembre del 2001 e il gennaio del 2003, poi di nuovo dal luglio del 2015 fino alla sentenza definitiva di assoluzione, il 21 aprile dello scorso anno.

Per colpa di quelle accuse De Sario ha perso tutto. Il lavoro, soprattutto: ai tempi del primo arresto, durato più di un anno, fu costretto a chiudere la sua attività di artigiano. Perse il lavoro anche in occasione del secondo arresto, quando rimase più di 20 mesi in carcere.

 
Catapano Carmine Vincenzo
 
La Redazione

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