Trascorsi due anni da quei terribili momenti, ancora non ci sono segni di cambiamenti

E’ solo la prima, di un susseguirsi di scosse, una voce in tv e alla radio su tutte grida: “Amatrice non c’è più”, è il sindaco di Amatrice, che tra panico, paura e timore, da’ l’allarme. Ma non è l’unico. A lui si aggiungono i racconti dei sindaci delle altre zone colpite.

Case che crollano, gente sotto le macerie da salvare, mezzi che non ci sono, la cosa principale da fare è liberare le strade per far passare i mezzi di soccorso.

Passano poche ore, ed è possibile constatare che il terremoto ha cancellato via alcuni paesi. Si vedono, dalle riprese dei Vigili del Fuoco, solo macerie, devastazione, e purtroppo bisogna contare le vittime di tale tragedia. Sotto i 300 morti, 4000 sfollati, 238 salvate. Un sisma che non ha lasciato scampo a molte persone e ai paesi.

Un evento tragico che colpisce non soltanto i paesi protagonisti di tale disastro, ma anche chi da lontano, attraverso tv e radio assiste e ascolta ai racconti di chi quel dramma lo sta vivendo, feriti e soccorritori.

Le scosse continuano per giorni, c’è chi parla di scosse di assestamento, ma non è solo quello. Infatti, ad ottobre la terra continua a tremare, stavolta, il 26 ottobre 2016 una scossa di magnitudo 5.4 colpisce severamente Castelsantangelo sul Nera e successivamente Ussita (Macerata).

E ancora non è finita. Il 30 ottobre ad essere colpita è Norcia con una scossa di magnitudo 6.5, ennesimi crolli, ulteriori danni, ma fortunatamente non si registrano vittime.

Si contano i danni, si contano i crolli, e soprattutto si contano le vittime. Si procede ad organizzare i primi funerali, che si terranno il 27 agosto nella palestra comunale di Ascoli Piceno. Sono i primi funerali.

Tra le bare, spiccano due bianche, candide, pure come i corpicini contenuti al loro interno. Si tratta di Giulia 9 anni e Marisol di soli 18 mesi. La prima, con il suo corpicino è riuscita a salvare la sorellina di 4 anni, proteggendola, facendole da scudo.

Numerosi a dare l’ultimo saluto alle piccole, tra cui anche i vigili del fuoco. 

Il 30 agosto Amatrice saluta i suoi morti. Maxi tendone, 28 le bare, numerosi sguardi persi nel vuoto e lacrime che rigano i volti.

Si contano 93mila scosse. Tra queste si menziona anche quella del 18 gennaio 2017 che provocò una valanga che investì il resort Rigopiano.

Raccontare nuovamente ciò che è successo per non dimenticare, per non far finire nel dimenticatoio una questione importante.

Ad oggi, nelle zone colpite da quel terribile terremoto, restano ancora macerie, ancora nessuna ricostruzione è stata ultimata. Se bisogna ripartire, bisogna in primis, per quanto è possibile far ritornare Amatrice e tutti gli altri paesi, simbolo di bellezza, con le sue caratteristiche, con la sua storia.

Bisogna far rialzare il paese, per far si che anche chi ci vive possa avere la forza di riprendersi.

Luca Filipponi

La Redazione

 

 

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