Vitalizi e pensioni, il piano M5S: nulla ai neoeletti e contributivo per gli altri

Con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, torna in cima alle cronache parlamentari l’abolizione dei vitalizi ed i relativi interventi sulle pensioni di deputati e senatori. Tema che finirebbe per dominare i lavori soprattutto in caso di governo breve, in cui Lega e Movimento Cinque Stelle sfrutterebbero proprio i tagli alle Camere per assicurarsi un ulteriore pieno elettorale alle prossime eventuali elezioni anticipate (presumibilmente nel 2019 insieme alle Europee).

 I pentastellati puntavano forte sulla presidenza della Camera proprio con questo intento. Ora che Roberto Fico è seduto sullo scranno più alto di Montecitorio, l’obiettivo è quello di presentare prima possibile una deliberain proposito. Non un Ddl o una legge, ma una semplice delibera dell’ufficio di presidenza, che renderebbe più ardua l’opposizione da parte di altri gruppi parlamentari. Una delibera articolata in due punti:
  • i neoeletti non matureranno più una pensione a 65 anni di età anche dopo cinque anni pieni di legislatura.
  • Tutti gli altri conserveranno la pensione, ma il suo importo sarà profondamente abbassato in quanto ricalcolato con il metodo contributivo.

E questo varrà sia per i parlamentari che per gli ex parlamentari già andati in pensione.

Per i neoeletti non ci sarà più nemmeno il diritto alla pensione di 1.000-1.200 euro al mese a 65 anni e dopo cinque anni di legislatura. Per loro la Camera e il Senato verseranno i contributi nei cinque o più anni di legislatura e questi verranno cumulati con quelli versati all’Inps o ad altri istituti previdenziali durante il normale percorso lavorativo. Per gli altri parlamentari (compresi gli ex parlamentari) l’assegno sarà ricalcolato con il solo metodo contributivo.

Alessandra D’Agostino

La Redazione

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