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Oscar 2022, i cinque candidati al miglior film di animazione

Le nomination agli Oscar 2022 nella categoria del miglior film di animazione sono di nuovo sbilanciate in direzione Disney, più che altro perché due anni fa i Walt Disney Animation Studios non avevano presentato opere, mentre nel 2021 si sono esibiti con due lavori di pregio che insidiano la Pixar (a questo giro insaporita con una dose di Italia). A far loro concorrenza ci sono però un esperimento multigenere tuttora in sala, e un contributo Netflix che ha rischiato di sparigliare le carte…

Ecco i 5 candidati agli Oscar 2022 nella categoria del miglior film d’animazione

  • Encanto
  • Flee
  • Luca
  • I Mitchell contro le macchine
  • Raya e l’ultimo drago

Encanto: nomination all’Oscar 2022 come miglior film d’animazione

Inutile girarci intorno: la ricerca del proprio destino da parte dell’occhialuta e simpatica Mirabel in Encanto è la superfavorita nella corsa all’Oscar animato. Tecnicamente e artisticamente i Walt Disney Animation Studios hanno rischiato sul serio di superarsi con questo 60° lungometraggio del canone, ma quel che vince in Encanto è la capacità di unire la Disney moderna (impegnata sul sociale, più politica, più inclusiva, più problematica) con la sua anima musical fiabesca più antica: ci riesce col contributo scatenato e convinto delle canzoni di Lin-Manuel Miranda, che tra l’altro agli Oscar 2022 grazie a Encanto concorre pure per la migliore canzone (“Dos Oruguitas“). Questo senza contare che il suo film da regista tick… tick…BOOM! è in lizza per attore protagonista (Andrew Garfield) e montaggio! Da noi l’eco non arriva chiara, ma negli USA “We Don’t Talk About Bruno / Non si nomina Bruno” è diventata una hit come ai tempi del Rinascimento Disney di Ashman & Menken. I registi Jared Bush e Byron Howard, che con Charise Castro Smith hanno firmato Encanto, anni fa già festeggiarono l’Oscar per Zootropolis. Bis dietro l’angolo?

Dubitiamo che il danese Flee di Jonas Poher Rasmussen abbia qualche chance di farcela, ma gioca su tre fronti, alla base della sua originalità e del suo grande valore. È un’esperienza cinematografica ibrida che concorre all’Oscar per film animato, documentario e film internazionale. Non era mai successo prima, quindi speriamo che, rimanendo sconfitto in una categoria, possa recuperare in un’altra. D’altronde Flee non è incasellabile: è un resoconto narrato in prima persona di un rifugiato in Danimarca dall’Afghanistan, negli anni Novanta, passando per un inferno da clandestino in Russia. L’animazione stilizza i passaggi più duri, garantendo allo stesso tempo anonimato e universalità alla narrazione dolorosa di “Amin” (nome di fantasia). Se esistesse un Oscar per il film più fuori dagli schemi, l’avrebbe già vinto.

Difficilmente Luca di Enrico Casarosa, un film che abbiamo amato moltissimo, la spunterà su Encanto. E ci dispiace. Sappiamo che non tutti hanno condiviso l’entusiasmo che abbiamo espresso per quest’opera Pixar, arrivata in esclusiva su Disney+. Si spendono molte parole ultimamente su una certa stasi creativa della Pixar, sul suo non sapere essere più rivoluzionaria come un tempo (ma è pure fisiologico che accada). Eppure Luca riesce a trasmettere più cose di quanto la sua struttura fiabesca da romanzo di formazione elementare suggerirebbe. Noi per esempio ci abbiamo visto orgoglio per le radici, con la nostalgia alimentata dall’inevitabilità del distacco. Un equilbrio che la casa di Emeryville fa raccontare a un autore ligure che l’incarna, ondeggiando tra stereotipo autoironico e vero gemellaggio culturale con i suoi colleghi internazionali in California. Non vincerà l’Oscar, ma guardarlo è tempo ben speso.

Attenti all’unico rivale che Encanto può temere. Agli ultimi Annie Awards è risultato miglior film dell’anno proprio il lavoro della Sony Pictures Animation, diretto da Mike Rianda e da lui scritto con Jeff Rowe: come nel caso di Spider-Man: Un nuovo universo, dietro c’è però lo zampino della premiata ditta Phil Lord – Chris Miller, che sin dai tempi di Piovono Polpette hanno spinto lo studio a proporre stili e tecniche di animazione diverse, che rinfrescassero l’approccio più tradizionale disneyano alla CGI. La Disney si è vista già soffiare un Oscar una volta proprio dal Tessiragnatele e da questa forma mentis preziosa, confermata da questo stralunato I Mitchell contro le macchine, diventato esclusiva Netflix. Storia familiare con enfasi su rapporto tra padre e figlia, tra generazioni che convivono e cercano di capirsi, in un viaggio forzato che richiama In viaggio con Pippo. Fin qui nulla di originale sulla carta, ma il film si ibrida con la fantascienza e decolla sulle ali di un design grafico e di un rendering caricaturale ideato ed eseguito con cura. Personale.

Raya e l’ultimo drago, 59° lungometraggio del canone dei Walt Disney Animation Studios, è tra le cinque nomination perché non potrebbe mancare, ma è anche il meno papabile per la statuetta. Non che lo spettacolo non regga o i temi non siano messi a fuoco, ma l’opera diretta da Don Hall e Carlos López Estrada condivide con Encanto la volontà di apertura a una specifica cultura (Sudamerica lì, sudest asiatico qui), solo senza la vivacità fantasiosa e disinvolta dell’altro film. Anzi, Raya e l’ultimo drago è una storia fantasy molto seria, una rilettura visionaria di Pocahontas, dove il discorso politico è messo al centro dell’attenzione: indubbio che, specialmente di questi tempi, i conflitti identitari tra popoli siano un tema che valga la pena affrontare e porre davanti anche ai più piccoli. A Raya però è forse mancato un guizzo di leggerezza o umorismo in più, che avrebbero potenziato i suoi tanti messaggi senza necessariamente comprometterli.

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