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SANREMO 2019: I GIUDIZI SULLE SINGOLE CANZONI

 

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Ventiquattro canzoni , è il Sanremo 2019 targato Claudio Baglioni. Sono state fatte ascoltare le canzoni per la prima volta ai giornalisti. La regola principale del festival e che le canzoni devono essere tutte inedite.

INIZIAMO:

Nek: Mi farò trovare pronto: Il brano è una super hit pop- dance, che sembra fatta apposta per far ballare. Una canzone che entra appieno nella recente produzione dell’artista emiliano, soprattutto nella sua “nuova vita” dopo il Sanremo del 2015. Un pezzo che potrebbe funzionare bene nelle radio.

Nino D’Angelo e Livio Cori: Un’altra luce: E’ una delle strane coppie del Sanremo 2019. Il primo, tra i cantanti più conosciuti e apprezzati del genere neo melodico. Il secondo, quelli che in molti credono essere Liberato. Insieme presentano decisamente una bella canzone.

Federica Carta e Shade: Senza farlo apposta. Un’altra coppia, decisamente più canonica, lei proviene dalle fila di Amici di Maria de Filippi, mentre lui è un rapper. E si dividono il brano nel modo più classico: lei canta il ritornello, mentre lui rappa le strofe.

Patty Pravo e Briga: Un po’ come la vita. Ancora una “strana coppia”, un brano che divide: tra chi ritiene che lo strano esperimento sia riuscito e chi invece pensa che i due, così distanti (a livello anagrafico, ma soprattutto di repertorio) siano mal assortiti. Superato l’effetto sorpresa, rimane un buon pezzo..

Ultimo: I tuoi particolari. Se dovessimo fare una scommessa sulla vittoria del Festival, questa sarebbe tutta a favore di Ultimo, che quest’anno proverà a fare quello che finora era riuscito al solo Francesco Gabbani: trionfare tra le Nuove Proposte e, l’anno successivo, nella categoria riservata ai Campioni.

Arisa: Mi sento bene. È senz’altro un bel ritorno quello di Arisa, che canta un inno alla vita. Un brano che all’inizio potrebbe benissimo essere inserito nella colonna sonora di qualche film Disney, ma che poi con un colpo di reni si rivoluziona trasformandosi in una hit dance irresistibile. Arisa si rivolge all’ascoltatore, invitandolo a vivere la vita con più leggerezza e a staccare ogni tanto il cervello.

Simone Cristicchi: Abbia cura di me. Un altro ritorno molto atteso è quello di Simone Cristicchi, che non tradisce il suo recente passato teatrale, portando quella che a tutti gli effetti potrebbe essere considera una poesia. E’ paragonata a una lettera d’amore, da far leggere a un amante, un amico, un fratello. A chiunque si voglia bene.

Francesco Renga: Aspetto che torni. Un ritorno invece evitabile è stato quello di Francesco Renga, che canta un brano scritto da Bungaro, proposto al Festival di Baglioni e proprio da quest’ultimo inoltrato all’artista bresciano. La canzone in questione è Aspetto che torni: paradossalmente, canzone in perfetto stile Renga, ma che se fosse uscita dieci anni fa avrebbe fatto la medesima figura.

Zen circus: L’amore è una dittatura. Tra i brani più sorprendenti del Festival rientra sicuramente L’amore è una dittatura. Cantano di amore, portano anche la politica, la famosa “umanità” cui facevamo riferimento prima.

Achille Lauro: Rolls Royce. Forse l’artista che più di ogni altro sarà capace di catalizzare l’attenzione del pubblico dal palco dell’Ariston. In Rolls Royce, brano che firma insieme a Davide Petrella, si diverte a fare il punk, “scomodando” autentici miti del rock come Elvis Presley, Amy Winehouse, i Doors e Jimi Hendrix. Un brano meno trap della sua produzione fino a questo momento, in cui a farla da padrona è il riff di chitarra che caratterizza l’intera canzone, dall’inizio alla fine.

Paola Turci: L’ultimo ascolto. A Sanremo, ha sempre fatto delle ottime figure. Questa volta il pezzo però appare meno potente rispetto a quelli precedentemente portati.

Negrita: I ragazzi stanno bene. Da un “rocker improvvisato” a un gruppo che invece del rock ha fatto la sua cifra stilistica. I Negrita porteranno un pezzo che vede tra gli autori anche Il cile.

Ex Otago: Solo una canzone. Da loro si aspettavano un pezzo da ballare, invece portano un brano d’amore che racconta dell’innamorarsi durante l’età adulta, però  il pezzo convince.

Anna Tatangelo: Le nostre anime di notte. Anna Tatangelo canterà Le nostre anime di notte, classico brano sanrmese e classico brano che ci si aspetterebbe da Anna Tatangelo. Difficilmente farà classifica.

Motta: Dov’è l’Italia. “Dov’è l’Italia amore mio?.  Altro brano che affronta il tema “umano” delle migrazioni, la canzone forse non tra le più belle della sua discografia, ma certamente una perla a Sanremo.

Daniele Silvestri e Rancore: Argento vivo. E’ la canzone più titolata alla vittoria del premio della critica. Un testo lungo, intenso, in cui un ragazzino di 16 anni racconta in prima persona la sua esperienza di prigionia.

Enrico Nigiotti: Nonno Hollywood. Un brano che è un’ulteriore conferma della cifra cantautorale di Enrico Nigiotti, il ragazzo che già avevamo visto sul palco di Sanremo Nuove Proposte (oltre che di Amici di Maria de Filippi e X Factor). Canta di una Livorno che non c’è più, la rivive attraverso i ricordi e racconti del nonno… nonno Hollywood. Ma ora neanche lui c’è più e rimane solo la nostaglia.

Boomdabash: Per un milione. La sorpresa del 2019 potrebbe essere loro perchè già trionfatori dell’ultima estate musicale italiana, grazie al singolo Non ti dico no, cantato in coppia con Loredana Berté

Loredana Berté: Cosa ti aspetti da me. Finalmente è riuscita a tornare a Sanremo, dopo i tanti tentativi, brano firmato dal frontman degli Stadio, Gaetano Curreri. Probabilmente ci saremmo aspettati qualcosa di più, maggiore graffio. Ma Loredana è una delle classiche artiste in grado di trasformare un pezzo al contatto con il palco, quindi dare un giudizio definitivo nel suo caso è veramente impossibile.

Mahmood: Soldi. Un brano cantato quasi esclusivamente con l’autotune, utilizzato non per intonare la voce, ma come mero effetto stilistico. Il cantante, però, forse per prevenire le polemiche, ha deciso di salire sul palco dell’Ariston con la sua “nuda voce”: niente autotune, quindi. Il brano è bello, molto cool e decisamente il più contemporaneo di questa edizione del Festival.

Einar: Parole nuove. Questo brano  suona come una dichiarazione di intenti, totalmente sbagliata. La sua canzone non è nulla di nuovo. Probabilmente il pubblico a casa, ascoltandola, ballerà. Ma ne avremmo fatto volentieri a meno.

Irama: La ragazza dal cuore di latta.  Lui canta La ragazza dal cuore di latta, brano che parla delle violenze di un padre sulla figlia. Ma poi lei cresce e nel suo corpo inizierà a battere un altro cuore: non di latta questa volta. La canzone è costruita bene, nel senso che probabilmente piacerà al pubblico del cantante.

Ghemon: Rose viola. E’ stato in grado di portare il rap e lo swag sul palco di Sanremo, mettendo d’accordo i giornalisti e facendo apprezzare il pezzo anche ai detrattori del genere. D’altra parte, la canzone c’è, la voce anche.

Il Volo: Musica che resta. Porta la firma anche di Gianna Nannini il brano. Ritornano dopo il successo con Grande amore. Portano una sorta di secondo capitolo del pezzo che li vide trionfare a Sanremo, ma sono in molti a dimostrare un certo scetticismo sul fatto che sia la loro musica a restare.

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